Le Marche ti accoglieranno con i suoi sapori, con la
spontaneità della sua gente, con i suoi parchi,
e le sue riserve naturali.

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Se ti stai chiedendo cosa c'è da vedere nelle Marche, quali sono i prodotti tipici più particolari e prelibati, quali sono gli eventi folkloristici più suggestivi, i luoghi più incontaminati, o se semplicemente vuoi sapere qualche curiosità su questa regione... sei nel posto giusto !

Folklore

Montappone (FM) e il Festival del Cappello di Paglia 2012

Una tappa antica, una dimora preziosa. Montappone, borgo medievale del fermano, qualcosa che si inserisce con orgoglio nella nostra guida turistica delle Marche.

La sua è una storia antica, fatta di memorie che risalgono all’anno Mille, dove si inserisce quella tradizione, a noi marchigiani tanto cara, dei maestri cappellai: artigiani sopraffini dediti all’intreccio della paglia e alla composizione di spettacolari opere d’arte che incantano la vista.

Lasciando la provincia di Macerata e addentrandosi nel fermano, per quelle strade fatte di tornanti che salgono e scendono dalle verdi colline quasi cullandoti, si apre all’orizzonte una finestra su due colli dominati da due piccoli paesi: Massa Fermana e Montappone.

Geograficamente vicini, come due vecchi amici, accolgono il visitatore rapendo il suo sguardo tanto è incantevole il paesaggio e subito spalancano le porte a quella che è la loro risorsa economica e commerciale: le fabbriche per la produzione dei famosissimi cappelli, che coniugano tradizione e nuove tecniche, sia di produzione, sia di design.

La tradizione di intrecciare la paglia trova le sue radici nella cultura contadina.

Come evidenzia il sito di riferimento, la memoria storica e culturale di questa antica arte è il museo del cappello di Montappone, che custodisce  materiali e manufatti d’epoca e conserva orgogliosamente anche l’ultimo cappello indossato da Federico Fellini. Dalla raccolta della paglia alla selezione, dall’intrecciatura alla cucitura, fino alla pressa che dà forma al cappello in tutte le sue varianti: dai cappelli comuni a quelli da lavoro, da quelli per la cerimonia a quelli più bizzarri e chic.

Queste le fasi illustrate, letteralmente passo dopo passo, per le vie dell’antico borgo, dove tutto il paese collabora per la realizzazione di questa festa ormai collaudata, dove a far da padrona non è tanto l’aspetto economico, ma la reale volontà di far conoscere le proprie origini e tradizioni.

Una strada alberata in salita, decorata da cappelli di paglia con nastro e fiocco rosso, quasi a voler contrassegnare il percorso indicando al turista la strada da percorrere per giungere al fulcro della festa. Ti incammini e hai subito l’impressione di essere stato trasportato in un’altra epoca.

“La casa de lu contadì”, con i suoi animali da cortile, “la casa de lu fattò”, animata da figuranti che lavorano manualmente la paglia e chiacchierano fra loro in abiti semplici e bellissimi, come se il tempo non fosse mai passato.

Ovunque noti gente allegra e sorridente, come le feste di una volta in cui i nostri nonni ballavano e dove nascevano i primi amori giovanili.. Il borgo antico del paese in cui si svolge il vero e proprio evento marchigiano, oggi sede di numerosi lavori di ristrutturazione, esplode di colori e di risa.

C’è elettricità nell’aria e, incuriositi, ci si affaccia all’interno di strutture antiche, dove laboriose volontarie cuciono le trecce di paglia, già lavorate precedentemente.

Montappone - Festival del Cappello di PagliaVecchie macchine da cucire non hanno dimenticato la loro importanza in questo luogo. La maestria delle anziane signore viene ritmata dalla loro voglia di comunicare a chi le osserva i procedimenti di lavorazione dei cappelli che, nel frattempo, velocemente prendendo forma grazie a queste esperte mani artigiane.

“Questa è la vecchia pressa, che servìa a schiaccià li cappelli pè daglie la forma. Tu ficcavi lu cappellu qui e pòi, co lu piede, spignii forte. Tuttu cò le mà se facìa”, ci dice una cappellaia operosa.

Nell’antica piazza del paese, ogni azienda locale espone coloratissimi modelli di cappelli.

A decine i turisti affollano gli stands. Poco distante, il collezionista Bruno Rastelli espone le sue “Bici da lavoro”, raffinate biciclette d’epoca dai curiosi utilizzi e completamente accessoriate, sono lì, che ci parlano di un tempo non così lontano e delle nostre radici culturali.

La vecchia bici del parroco di campagna, dotata di ombrellino incorporato e di due ampie valigette in pelle dove riporre “gli attrezzi del mestiere”; la vecchia bici del fornaio con il cesto in vimini e la borraccia appesa al chiodino laterale; la bici dell’addetto alla consegna delle bombole g.p.l con tanto di carrettino; e ancora la bici dell’arrotino, con un vecchio osso di prosciutto appeso da cui l’arrotino, un tempo, tagliava via la carne per verificare la potenza della lama. Questi solo alcuni esempi, ma davvero, Bruno Rastelli ha saputo come stupirci con i suoi racconti e la passione che trasmette da bravo collezionista.

Sicuramente d’effetto anche la location attrezzata per la degustazione di piatti tipici marchigiani, raccolti dal ricettario del 1928 di Cesare Tirabasso. Nato a Montappone nel 1888 da una cappellaia e da un contadino, fu un abile e colto capocuoco, chef prediletto del Re Umberto di Savoia e dei membri del governo durante i loro soggiorni nelle Marche. Autore di diversi volumi di cucina, ha sempre ottenuto ottimi risultati, dimostrando come ogni mestiere può diventare arte ed insegnamento se svolto con competenza e senso di responsabilità.

“Lo magnà de ‘naota” ci ha fatto compagnia, godendo insieme a noi di un sensazionale tramonto, evento nelle Marche d’eccellenza.

Montappone e il festival del cappello di paglia ci ha stregato, entrando prepotentemente nella nicchia di una delle mete da vedere nelle Marche che contano.

 

Francesco Micozzi