Le Marche ti accoglieranno con i suoi sapori, con la
spontaneità della sua gente, con i suoi parchi,
e le sue riserve naturali.

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Se ti stai chiedendo cosa c'è da vedere nelle Marche, quali sono i prodotti tipici più particolari e prelibati, quali sono gli eventi folkloristici più suggestivi, i luoghi più incontaminati, o se semplicemente vuoi sapere qualche curiosità su questa regione... sei nel posto giusto !

Enogastronomia

Lo Mistrà

Le origini di questo liquore a base di anice e del suo nome risalgono a diversi secoli fa. Si ritiene che la sua preparazione possa essere stata introdotta in Italia da alcuni marinai veneziani (probabilmente del fermano) che lo avrebbero appreso in una cittadina Greca, vicino Sparta, Mistrà appunto. Questa cittadina venne infatti conquistata dai Veneziani tra il 1687 e il 1715. Con molta probabilità i veneziani scoprirono l'ouzo e lo portarono in Italia chiamandolo con il nome della città conquistata.

La preparazione di questo liquore si diffuse velocemente nelle Marche (dove c’erano ampie estensioni coltivate ad anice verde) grazie all'opera dei ramai, i soli all'epoca in grado di costruire lo tamburlà, cioè lo strumento per la distillazione del vino. Anche oggi infatti questo liquore si prepara nelle campagne del Piceno distillando il vino aromatizzato con l’anice verde ed altri aromi.

I ramai tennero segreto per secoli la modalità di preparazione del mistrà. Solo negli anni cinquanta iniziarono a diffondersi notizie su come preparare tale liquore, aumentando ancora di più la sua notorietà nelle campagne del Piceno.

Nel dettaglio la preparazione del Mistrà avviene portando ad ebollizione il vino, facendo passare il vapore in un alambicco dove si raffredda e comincia a condensarsi. Tolta la prima uscita (che contiene sostanze tossiche per l'organismo) e l’ultima, si conserva la parte centrale, che diventa il mistrà.

La varietà del vino e degli aromi contribuiscono alle differenze organolettiche. L’aggiunta o meno di acqua distillata invece determina la differenza di gradazione alcolica, che oscilla tra i 35 ed i 40 gradi.

Il mistrà ha un gusto molto secco che lo rende ideale per correggere il caffè ma può essere bevuto anche liscio.

In passato, nelle campagne marchigiane, esso veniva assunto come sostanza medicaentosa come antinfiammatorio, unito al rosso d’uovo e alla limatura di ferro, come ricostituente primaverile delle persone debilitate e dei ragazzi in fase di sviluppo.

Un vecchio detto popolare recita:
“Lo mistrà beatu chi ce l’ha, per chi non ce l’ha ce penza lu cumpà”

Per chi volesse altre informazioni sugli usi e costumi delle Marche può consultare la guida turistica online di Tradizionalmente Marche.